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15/01/2010
15/01/2010 Gastronomia
Lovarie di Carnevale

Frappole, Sfrappole, Castagnole, Ravioli ripieni....

Ce ne è per tutti i gusti!!!

"Semel in anno licet insanire"!
(Una volta all’anno è lecito festeggiare)


E’ un saggio consiglio che ci è stato tramandato dai nostri progenitori latini.
Quale migliore occasione, se non il Carnevale, per dare ascolto a chi di feste se ne intendeva veramente? Pensiamo all’antica Roma, quando, cioè, si festeggiava per giorni e giorni fino allo sfinimento. Il Carnevale è senz’altro la festa più allegra dell’anno. La più attesa dai bambini, la più trasgressiva per i più grandi. Varie sono le tradizioni popolari di questo periodo dell’anno in gran parte dei Paesi del Mondo e in ciascuno di essi si rifanno a miti, a leggende, o a rituali pagani e religiosi. Anche nel nostro Paese le manifestazioni “carnevalesche” imperversano colorando e risvegliando le vie di ogni città. Inutile dire che anche a livello gastronomico si hanno in Italia innumerevoli tradizioni, che rispecchiano pienamente lo spirito di tale festa.
Ogni regione vanta ricette gastronomiche particolari e secolari, ma soprattutto nel 'DOLCE' si nota una singolare voglia di evasione e di trasgressione; non a caso le ricette caratteristiche, seppur con varianti minime, vedono al primo posto i dolci fritti.
Un detto popolare recita che fritto è buono tutto, anche l’aria, ma è certamente lo zucchero caramellato e dorato dall’olio ad alta temperatura a trasformare anche il più semplice impasto in qualcosa di irresistibilmente stuzzicante e profumato.
Vi proponiamo, allora, alcune ricette di dolci di Carnevale rigorosamente fritti.
Dunque, mano alle padelle ... e buon Carnevale a tutti.

Lovarie di Carnevale

Sfrappole, Castagnole, Orecchioni fritti, Tagliatelle dolci, Mistocchini, Ciambellini fritti sono le classiche ghiottonerie da sempre gustate in Romagna nel periodo di Carnevale.
Oggi si trovano comunemente in vendita per tutto il periodo che intercorre fra l'Epifania e la Pasqua, ma fino a qualche decina di anni fa si rispettava rigorosamente il periodo del Carnevale, ed in particolar modo l'ultima settimana che dal giovedì grasso arrivava fino al mercoledì delle "Ceneri" giorno scherzosamente chiamato "di San Grugnone".
Mia madre ha sempre raccontato che in questa giornata, che segnava appunto la fine del carnevale (periodo allegro e festoso) e l'inizio della Quaresima (40 giorni di penitenza ed astinenza) in ogni casa "il paiolo veniva attaccato al chiodo" ed avrebbe bollito di nuovo solo all'alba del mattino di Pasqua per cucinare i "passatelli" (minestra in brodo della tradizione di Romagna).
Si preannunciava quindi un periodo di magra e la gente era triste ed imbronciata ("ingrugnita") di qui la definizione "San Grugnone".


Uno sguardo al passato….

Nel mattino del giovedì, del sabato, della domenica, del lunedì e del martedì di Carnevale si vendevano in molte città e paesi murati di Romagna su panchette messe in lunga fila, le lovarie dei giorni grassi che alcune di queste famiglie facevano in occasione del periodo di festa.
Le panchette, con addobbi giulivi di nastri e cordelle di seta, festoni e fiori di carta, ponevano in bella mostra per i clienti queste vivande: Frappole (sfrappole o cenci), Ravioli ripieni di mostarda, Ciambelle, Ciambelloni, Bracciatelli, Crostate, Torte, Sabadoni, Sapore, Amaretti, Pizze, Migliaccio, Biscotti, Anguille in umido e in agro dolce, Aringhe, Baccalà, Sarda, Gamberi lessi, Rane fritte e in umido, Agnello e Capretto arrosto, Polpette fritte e in umido, Castrato in graticola, Cervellati, Bellecotto (cotechino bollito che veniva venduto caldo), Salsiccia matta (fatta col sangue e le parti più scadenti del maiale), Trippa, Ciccioli di maiale, Coppa di testa, Fegato alla graticola e in umido, Coste, Lingua, Arance, mandorle, mandarini, nocciole, noci, anseri (castagne essiccate ed affumicate), Prasecchi (fette di mele essiccate), Uva passa e fresca, mele, pere, mele cotogne, cecini, pinoli, maccheroni di Napoli e Cappelletti pasticciati, Gnocchi, Vermicelli di Napoli al pomodoro, Risi conditi in vari modi, Favata (minestra di fave), Ceci e Castagne, Polenta, Piadina, Piada e Pani salati e dolci.

Il popolo girava, guardava, comprava, mangiava, le pance si tiravano, le tasche dei corsetti si vuotavano e tutti davano fondo ai risparmi perché dovunque domani era Quaresima e in ogni casa il paiolo veniva attaccato alla chiodella di una trave nella camera del fuoco e avrebbe bollito ancora nel camino solamente all'alba del mattino del giorno di Pasqua.
In ogni dove si mangiava, si beveva, si cantava, si ballava, si rideva purché non vi fossero carestie, morbi, flagelli, morie, ladri e divise straniere, perché il Carnevale, Re di tutte le feste, allora sarebbe diventato lutto.

Dopo queste divagazioni sugli usi di Romagna, vi suggerisco di provare queste ricette di dolci di carnevale:

CIACAR DAL SORI (FRAPPE E SFRAPPOLE)
Dolci carnevaleschi, friabili e croccanti; quando si gustano paion riprodurre un cicalio nascosto, sommesso, tipico delle suore

CIACAR DAL SORI (FRAPPE E SFRAPPOLE) Per l'impasto:
g 500 di farina
g 40 di strutto (o burro)
2 uova
il profumo di anice (liquore), a piacere
sale

Per la cottura:
strutto, per friggere
zucchero a velo


Sul tagliare (spianatoia) disponete la farina aperta a cratere; aggiungete lo strutto, sgusciate le uova, salate e profumate (a piacere) con un goccio di anice. Quindi lavorate come al solito, fino ad ottenere un impasto liscio e piuttosto sodo; da spianare a sfoglia sottile con il mattarello, da tagliare con la speronella (ruota dentata) a strisce larghe circa 4 cm e lunghe 10. In alcune famiglie i nastri si lasciano piuttosto lunghi, per poterli annodare.
Le frappe si friggono nello strutto: una volta dorate si sgocciolano, si asciugano sopra fogli di carta assorbente, quindi si servono, imbiancate di zucchero a velo.


CASTAGNOLE
Dolci tipici del Carnevale

CASTAGNOLE Per l'impasto:
g 500 di farina
5 uova
una noce di strutto
sale

Per la coltura:
strutto, per friggere
zucchero
rosolio


Sul tagliere disponete la farina aperta a cratere, sgusciatevi le uova, aggiungete una nocciola di strutto, un pizzico di sale e lavorate come al solito per ottenere un impasto liscio e morbido.
Ora, mettete lo a riposare (lievitare) entro una ciotola ricoperta, nei pressi di una fonte di calore.
Dopo circa un paio di ore, riprendete l'impasto; con le mani assottigliatelo tanto da formare un serpentello grosso quanto un dito; tagliatene tanti trocchetti e preparatevi a friggerli in padella, dove già sfrigola lo strutto. Una volta fritte le castagnole, scolatele con la mestola forellata, asciugatele sopra fogli di carta assorbente, spolverizzatele con zucchero, irrorate qualche goccia di rosolio e portate in tavola.

Varianti

Sopratutto nella confezione, perché molti preferiscono lavorarle con i palmi delle mani fino ad ottenere piccoli pallottole, grosse poco più di una nocciola.

ORECCHIONI FRITTI

ORECCHIONI FRITTIIngredienti:

Farina gr. 500
Uova 1 intero e 2 tuorli
Burro gr. 50
Zucchero a velo gr. 50
Sale un pizzico
Vino bianco secco
Mostarda o Crema
Zucchero vanigliato

Impastate la farina con le uova, il burro fuso, lo zucchero a velo ed un pizzico di sale aggiungendo il vino necessario ad ottenere una pasta pittosto tenera, lavoratela molto con le mani. Lasciatela riposare per circa mezz’ora poi tirate col matterello una sfoglia della grossezza di una moneta.

Tagliate tanti dischetti e riempiteli con la mostarda o in mancanza di questa con una marmellata molto soda. Ripegateli a metà cercando di far ben aderire i bordi onde evitare che la marmellata fuoriesca durante la cottura.

Friggeteli in abbondante olio bollente e quando avranno assunto un bel colore dorato scolateli e lasciateli raffreddare su di una carta assorbente. Spolverizzateli con lo zucchero vanigliato .

La nostra tradizione li vuole ripieni di mostarda o marmellata ma un’ottima alternativa a questa può essere una crema ben soda che conferisce agli orecchioni fritti un sapore gradevole e delicato.

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